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Dopo la strage di Ustica, quelle morti sospette…

Il Fatto

Il 27 giugno 1980, un aereo di linea della compagnia aerea italiana Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, scompare dai radar di mezza Italia poco dopo le 20:59, ora dell’ultimo contatto radio. In quelle ore il Tirreno è pieno di velivoli militari italiani, francesi ed americani.
Sono anni in cui l’Italia non conosce più stupore, indignazione e cordoglio. Anni in cui gli italiani fanno quotidianamente il conto con il vero boom, fatto di proiettili, rivoli di sangue, bombe, misteri, muri di gomma, sparizioni e scandali.

La carcassa del velivolo Itavia, insieme a ciò che resta dei corpi delle 81 vittime del DC9 Itavia, viene ritrovata, il giorno dopo, sbriciolata nelle acque del Mar Tirreno, all’altezza dell’isola di Ustica.

La prima tesi e la sentenza “a far esplodere quell’aeroplano è stato un missile”

Una bomba nella toilette (come sostenne l’ex sottosegretario Carlo Giovanardi), il goffo tentativo, forse italiano su ordine NATO, di abbattere un aereo con a bordo il leader libico Gheddafi, l’errore di una squadriglia di caccia israeliana in cerca di un Airbus 300 cargo dell’Air France con un 12 chili di uranio 235 destinati all’Iraq, un attacco terroristico da parte di un paese teoricamente amico o un semplice cedimento strutturale (come sfacciatamente sostenne per anni l’Aeronautica Militare italiana). Poi una sentenza che sembra aver perso eco e peso col tempo: a far esplodere quell’aeroplano è stato un missile a testata inerte. Chi e perchè lo abbiano lanciato, resta ancora un mistero.

Le successive morti sospette: “i suicidati”

Quella notte viene, però, segnato il destino di altre persone, altre vittime di uno dei tanti misteri italiani mai risolti. A galleggiare nelle acque del Tirreno non sono solo i pezzi di un aereo, non solo i corpi di poveri passeggeri innocenti. Negli anni successivi al disastro molti testimoni, diretti o indiretti, muoiono misteriosamente in improbabili incidenti automobilistici o vengono ritrovati “suicidati” con modalità alquanto strane. Coincidenze degne del più ardito romanzo giallo. Casualità tipicamente “italiote”.

A questo punto, a strage ormai quasi del tutto dimenticata, vale la pena raccontare ciò che accade a chi in Italia ha la sfortuna di conoscere ciò che non dovrebbe nemmeno immaginare. E’ un’ardita grande e grossa congettura, s’intende, ma conoscendo questo meraviglioso paese, è obbligatorio non trascurare alcun sospetto.

E’ opportuno abbozzare un sommario, tragico e sinistro elenco di alcune di quelle che qualcuno chiamò  “morti collaterali” ossia alcuni degli addetti ai lavori, collegati con la strage di Ustica che forse era meglio zittire per sempre:

  • Il colonnello Pierangelo Tedoldi, muore in un sospetto incidente stradale il 3 agosto 1980.
  • Il capitano Maurizio Gari, muore a soli 35 anni di infarto.
  • Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto, per molti informato sui fatti conosciuti dai militari di stanza al radar di Poggio Ballone, muore in un sospetto incidente stradale il 23 gennaio 1983.
  • Il maresciallo Franco Parisi viene ritrovato impiccato il 21 dicembre 1995, pochi giorni dopo esser chiamato a comparire per un esame testimoniale. Lo stesso dopo esser stato sentito dai magistrati, da una prima sua deposizione emersero, secondo gli inquirenti, “palesi contraddizioni”, oltre a “incresciosi episodi con ogni probabilità di minacce nei suoi confronti”.
  • Il maresciallo Mario Alberto Dettori viene trovato impiccato ad un albero il 31 marzo del 1987 in modo “innaturale” (definizione della polizia scientifica). Lo stesso, mesi prima, preoccupato, rovistando tutta la casa alla ricerca di presunte microspie, confidava alla moglie: «Sono molto scosso… Qui è successo un casino… Qui vanno tutti in galera!» ed alla cognata: «eravamo stati a un passo dalla guerra».
  • Il maresciallo Ugo Zammarelli,  in servizio presso il SIOS (“strutture, impianti e opere speciali”) di Cagliari , muore di incidente stradale il 12 agosto 1988.
  • Gli espertissimi colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli,  i quali, in volo su uno degli F-104 la sera della strage lanciarono l’allarme di emergenza generale, muoiono in un clamoroso incidente aereo a Ramstein il 28 agosto 1988, durante un’esibizione delle frecce tricolori.
  • Il maresciallo Antonio Muzio, morto l’uno febbraio 1991, prestava servizio presso la torre di controllo dell’aeroporto di Lamezia Terme.
  • Il tenente colonnello Sandro Marcucci, ex pilota dell’Aeronautica militare coinvolto come testimone nell’inchiesta per la strage di Ustica, muore in un  incidente aereo il 2 febbraio 1992. Nel 2013 il pm di Massa Carrara, Vito Bertoni, riapre l’inchiesta contro ignoti per l’accusa di omicidio. L’associazione antimafia “Rita Atria” denunciò che l’incidente non fu causato da una condotta di volo azzardata, come sostennero i tecnici della commissione di inchiesta, ma probabilmente da una bomba al fosforo piazzata nel cruscotto dell’aereo. Il cadavere di Marcucci, seppur le motivazioni ufficiale dell’incidente del Piper fossero state addebitate al forte vento, si presentava istantaneamente carbonizzato ed in posizione ancora seduta, lo stesso inoltre presentava pezzi di metallo conficcati nel torace e sospette amputazioni dei piedi e di una mano.

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    Il tenente colonnello Sandro Marcucci

  • Il generale Roberto Boemio, Capo di Stato Maggiore presso la III Regione aerea di Bari nel 1980, viene ucciso a Bruxelles, dove si trovava per lavoro come consulente dell’Alenia. Gl’inquirenti belgi non sono mai arrivati ad una soluzione riguardo l’omicidio del generale.
  • Il maresciallo Antonio Pagliara, in servizio come controllore della Difesa Aerea presso il 32º CRAM di Otranto, muore in un incidente stradale il 2 febbraio 1992.
  • Il maggiore medico Gian Paolo Totaro, in contatto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali Nutarelli e Naldini, viene trovato impiccato alla porta del bagno, il 2 novembre 1994.
  • Il maresciallo Puglisi, l’operatore che costruì artificiosamente, per eseguire un ordine, la traccia del mig libico, viene trovato suicidato, impiccato ad un albero così basso che i piedi sono appoggiati al suolo e le ginocchia sono flesse sotto il corpo, pochi giorni prima dell’interrogatorio davanti al magistrato.
  • L’ultimo dell’elenco è Michele Landi, consulente informatico della Guardia di Finanza e del Sisde, nonché di alcune procure. Viene trovato impiccato con le ginocchia sul divano la notte del 4 aprile 2002.

Voi non immaginate nemmeno cosa sono venuto a sapere… So dei segreti incredibili sulla strage di Usitca che solo a raccontarli… (Michele Landi ad alcuni amici, pochi giorni prima di morire)

E poi c’è Mario Ciancarella, ex capitano dell’aeronautica, pilota di C130 in forza alla 46ma Brigata di stanza a Pisa, al momento della strage di Ustica ed amico di Sandro Marcucci, entrambi aderenti a Movimento Democratico dei militari. Non assassinato, non casualmente morto ma vittima. Divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobilità che si compivano nel mondo militare, radiato dalle forze armate con un decreto che recava la firma (poi rivelatasi falsa) dell’allora Presidente Sandro Pertini. La copia del decreto di radiazione gli verrà consegnata, su sua richiesta, solo 9 anni più tardi e dopo la morte di Pertini.

Capitano siamo stati noi… Capitano dopo questa puttanata del mig libico (Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone la notte di Ustica a Mario Ciancarella)

L’intervista all’avvocato dell’associazione che fa aprire un fascicolo con ipotesi di omicidio

L’avvocato Goffredo D’Antona, legale dell’Associazione Rita Atria, tramite un esposto ha permesso alla procura di Massa di aprire un fascicolo con ipotesi di omicidio per quello “strano incidente” accaduto al tenente colonnello Sandro Marcucci.

Avvocato, cosa accadde a Marcucci? La riapertura delle indagini potrebbe rappresentare un effetto domino sulle altre precedenti morti sospette?

«Allo stato la Procura di Massa ha riaperto il caso Marcucci-Lorenzini a seguito di un esposto dell’associazione anti mafie Rita Atria.  E le indagini sono ancora in corso  e si procede per il reato di omicidio commesso da ignoti. Sull’effetto domino sono cauto. Non pessimista ma cauto. Sono tante le morti sospette e l unica cosa che le unisce è Ustica. Tante e con modalità diverse incidenti suicidi infarti.  Oltretutto appartengono a Procure diverse e ci vuole anche una volontà non solo giudiziaria ma emotiva da parte delle famiglie  delle vittime.  Che non sempre c è. Un dato importante sarebbe la riapertura della morte di Albero Dettori.  Richiesta dalla famiglia Dettori  e dall’ associazione anti mafie Rita Atria Anche qui non me la sento di parlare di effetto domino, però una riapertura potrebbe  far apparire sotto una luce diversa alcune morti sospette mi riferisco a Tetoldi e Gari. Però ripeto ogni morte ha una storia a se.»

Nel proprio manoscritto “Impossibile pentirsi”, Ciancarella esordisce con un lapidario “Questa è la storia di un perdente.” Arrestato un mese dopo la strage con l’accusa di insubordinazione, più volte intimorito, denigrato e persino violentato (mi riferisco alla violenza sessuale subita durante la prima notte in carcere a Roma). Chi è oggi Mario Ciancarella?

«Mario  Ciancarella è un Soldato che ha giurato fedeltà alla Costituzione e forse proprio per questo qualcuno gli ha rubato un bel pezzo di vita. Non è un perdente  i perdenti sono quelli che non combattono. Lui ha combattuto e ha pagato un prezzo altissimo: Quando si combatte si vince e si perde ma perdere in tal caso  non fa di noi di lui un perdente. E in ogni caso la Storia gli sta dando ragione.»

Si parla di un missile a testata inerte con conseguente esplosione del velivolo pressurizzato così come uno spillo con un palloncino . Ci sono le sferule nel bordo d’attacco dell’ala che confermavano un attacco con missile inerte ed escludono  sia la bomba a bordo che il cedimento strutturale. Il giudice Priore, dopo aver trovato prove inequivocabili del missile, ha chiesto invano ai periti di trovare la provenienza di questi pezzi. Insomma cosa accadde sui cieli di Ustica? Quale l’ipotesi più interessante?

«Cosa è accaduto quella notte nei cieli di Ustica non devo essere io a dirlo. Questa domanda va fatta a chi ha indagato o provato ad indagare su quei fatti. Poi magari ci si può chiedere come sono state fatte quelle indagini. E’ inammissibile  che in un Paese Civile un aereo venga abbattuto senza che si capisca chi sia stato. La verità si può facilmente trovare ricominciando non le indagini ma semplicemente rileggendo gli esiti delle stesse. Senza alcun pregiudizio.  Ciancarella non fu creduto dal Giudice Priore. A volte, e ora non mi riferisco a questo magistrati ma parlo in generale, abbiamo paura di certe verità e preferiamo ignorarle.  Però queste verità poi tornano a galla e non si possono ignorare di continuo. Sono passati trentacinque anni da quando il maresciallo Dettori chiamò il capitano Ciancarella dicendo riferito alla strage di Ustica “ Capitano siamo stati noi “ . Possono passare altri cento anni ma questo dato rimane lo stesso. Forse ripartendo da qui  le indagini compiute avrebbe un significato più chiaro. Mi permetto di consigliare un libro,  che poi è una tesi di laurea di una associata della Rita Atra, Laura Picchi , La strage di Ustica, edito da Elison Publishing

 La verità non verrà mai a galla o è semplicemente lontana?

«Purtroppo Verità e Giustizia  sono due concetti che spesso non si incontrano. Soprattutto quando la Giustizia non vuole o non riesce a credere alla verità. A volte però capita che questi due e concetti si incontrino, e questo capita quando chi ha certe responsabilità come gli avvocati i giornalisti  e i magistrati, fanno bene il loro dovere.»



Biagio Finocchiaro

Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando e se vuole... Al massimo un pizzico di azzeccato sarcasmo, molto buon disordine, tanta ingenuità e qualche discreta invettiva. Nulla più di un cazzo confuso.