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Gli uomini che odiano le donne…intelligenti

Ho incontrato la mia ex moglie in un ristorante e siccome sono un libertino mi sono avvicinato a lei fluttuando e le ho chiesto esitando: “Che ne dici di tornare a casa e fare l’amore ancora una volta?”. Lei mi ha risposto: «Sul mio cadavere!”. Io allora ho replicato: “Perché no, è come lo abbiamo sempre fatto”.” (Woody Allen)

Attenzione: lo psicologo Kevin Dutton, dell’Università di Oxford, nel suo libro The wisdow of psychopaths: what saints, spies, and serial killers can teach us about success, ha stilato la top ten dei mestieri che attirano persone con disturbi della personalità. Avvocati e giornalisti si piazzano al secondo e terzo posto. L’autore di questo articolo potrebbe appartenere ad entrambe le categorie. Ciò non deve in alcun modo influenzare il lettore. Forse.

Ci sarà pure un motivo se le ricerche scientifiche che hanno più eco, sono proprio quelle a stelle e strisce. Non che oltre oceano ci siano scienziati più talentuosi. E’ che i fondi in certe università yankee non mancano e la ricerca accademica talvolta raggiunge livelli degni del più azzardato oroscopo del seguitissimo Paolo Fox. In America vi è semplicemente, come si suol dire, l’imbarazzo della ricerca.

L’Università dell’Arizona ha scoperto, dopo aver costantemente monitorato per 16 settimane la vita di un gruppo di donne, che all’esercizio fisico va affiancata una corretta dieta. Ecco svelato l’arcano nesso tra ciambellone adiposo e ciambellone a merenda. E’ facile immaginare gli scienziati, autori di questo capolavoro, gridare, a risultato ottenuto, il tanto celebre “Si può fare” del film Frankenstein Junior o il classico “Eureka!” di Archimede.

Sempre dalla salubre e dottissima Arizona – è facile immaginare il travaglio in anni di studio matto e disperatissimo – alcuni ricercatori hanno donato al mondo lo studio sui germi presenti su strofinacci da cucina e canovacci da bagno. La rivoluzione culturale consiste nel rivelare all’umanità che in certi oggetti si annida lo sporco più sporco. Anche qui non è difficile fantasticare sulle milioni di massaie che giulive cantano “Si può fare” di Angelo Branduardi, tra una faccenda domestica e l’altra.

Per non parlare poi della Dott.ssa Mara Sidoli dell’Università di Washington, autrice di “Emettere peti come forma di difesa contro timori inesprimibili“, o John E. Mack della Harvard Medical School e David M. Jacobs della Temple University (Philadelphia) autori della ricerca “persone che pensano di essere state rapite dagli alieni e probabilmente lo sono state”.

Nulla a confronto con lo studio del secolo. Una ricerca sulla quale si sono avventati centinaia di luminari e che di certo dovrebbe far guadagnare di diritto all’autore l’IG Nobel – premio annuale alla peggiore pubblicazione scientifica mondiale, sponsorizzato dalla rivista scientifica-umoristica statunitense Annals of Improbable Research (AIR) – alla carriera a questi pionieri della scienza. Una ricerca da rotocalco scandalistico che può benissimo permettersi di reggere il paragone con gli studi dei coniugi Curie o con le scoperte di Ettore Majorana.

Lo studio “Personality and Social Psychology Bulletin”, condotto dalle università di Buffalo, del Texas e dalla California Lutheran University ha quindi superato ogni aspettativa.

150 uomini-cavie sono stati invitati ad immaginare una cenetta romantica con donne laureate in fisica, matematica o legge. Sulla carta nulla di strano. Le cavie hanno diplomaticamente risposto di gradire ma dinnanzi all’invito dei ricercatori di concretizzare con un appuntamento romantico, ecco la sorpresa. Tutti a cercar scuse, a trovare impegni, a fingersi sordi, muti, omosessuali o potenziali assassini. Un rifiuto quasi unanime che ha fatto riflettere i luminari texani. Studiosi che, a fine esperimento, hanno pur sempre precisato che probabilmente serviranno altri esperimenti simili per confermare la tesi abbozzata col primo studio. E grazie al…

Pare quindi che gli uomini (parola di titolati docenti yankee!) fuggano dalle donne intellettualmente più dinamiche, preferendo oche smorte, baldracche da trincea, primati analfabetizzati e introvabili residuati ottocenteschi saldati a fornelli e ferro da stiro. Davvero?

Sarebbe infatti minata la virilità, la tanto sbandierata mascolinità. Tutto il sacrosanto Teorema di Ferradini cadrebbe come un castello di carte davanti ad una donna intelligente, davanti ad una battuta ben assestata, ad un’osservazione arguta, ad un silenzio opportuno, ad una bugia acutamente scoperta o davanti ad una professione più prestigiosa e più remunerata.

Qualcosa, però, fa pensare a tutt’altro. Riesce difficile immaginare una donna bella, arguta ed intelligente, invecchiare sola, con un gatto sulle gambe ed un noiosissimo show rai in prima visione o finire i propri giorni con un cavernicolo tutto selfie, depilazione, videogames e privè. Sarebbe di certo un’ingiustizia.

Di certo gli uomini, i cui interessi vanno oltre il moviolone ed i nuovi cromatissimi cerchi in lega, non amano trascorrere molto tempo a sentir parlare di borse, scarpe, talent show e trucchi. L’intelligenza affascina parecchio e la banalità terrorizza, soffoca. Ma insomma cosa si contesterebbe all’autorevolissima ricerca americana? Forse si sta facendo un po’ di confusione.

L’uomo – posto che l’aspetto estetico è essenziale, talvolta fatale – desidera fortemente avere una donna intelligente accanto. Ne sono certo. Persino la sveltina acquista valore con una donna arguta e brillante.

Di brillante però spesso c’è ben poco oltre lucida labbra e paillettes sulla borsa. Intelligente non vuol dire certo una dolcissima Crudelia De Mon in tailleur, piena di sè e nient’altro, saccente, tracotante, petulante, logorroica, pedante e con la stessa diplomazia di un SS a Dachau. Carismatica solo perché “dotata” di laurea, con una carriera ben avviata e ben remunerata, con genitori sempre pronti a viziarla ed un povero ex fidanzato, nato zerbino ed allevato come un beagle da salotto.

Emancipata di certo non significa stressare il partner su ciò che è sessista e ciò che non lo è, per poi stancare il proprio compagno con “i soliti maschi” ed invece tenere il broncio davanti al sacrosanto “le solite donne”, pronunciato banalmente alla vista di una delle troppe donne impedite al volante.

Anche l’uomo è da capire. E’ un po’ bambino, dotato di un’intelligenza più lineare e meno complottista, con un linguaggio base –  dove il “no niente” vuol dire “no niente”– e con trascurabili vizi che, se assecondati, lo fanno sentire vivo e giocherellone. E’ un essere per molti versi fragile, bisognoso di certezze e comprensione. Non è bravo con le strategie, non è un campione di offese laceranti e non ha la memoria di un calcolatore elettronico in dotazione alla CIA. All’uomo non serve un secondo datore di lavoro, quello lo ha già.

Perché la donna oggi è diversa da quei maledetti modelli chiamati “mamma” o “nonna”. Nessun uomo vuole osare il paragone con le madri, regine del focolare domestico, guerriere invincibili ai fornelli, fonti inesauribili di tenere premure e campionesse di pazienza. Nessuno chiede ciò. Ma è la consapevolezza di trovare, al ritorno dal lavoro,  un agente della Gestapo, travestita da moglie e con un affamato pastore tedesco al guinzaglio, a terrorizzare.

Dove vive il marito dello spot Mulino Bianco? Dove si nasconde il bello e dannato dei film americani? Anni di selezioni ed anni di autoincensamento, di sbandierata superiorità intellettuale. Insomma lavoro, carriera ed ambizioni e poi, in ritardo, scatta implacabile l’orologio biologico, il principe azzurro è gay e la paura di restar soli è l’unica cosa che frulla nella testa. E si sa che quando si è in ritardo, la tendenza è correre, non prestar molta attenzione alla strada e parcheggiare “ad minchiam”, accontentandosi di un marciapiede o di un divieto di sosta.

Quindi “disemancipatevi” un tantino, anche fingendo. Provate a montare una moka, scoprendo che, persino senza una laurea in chimica applicata all’ingegneria aerospaziale, è possibile preparare un buon caffè. Stuprate pure quel ferro da stiro, anche a costo di bruciare la sua nuova camicia. Tirate fuori la Sora Lella che è in voi: incenerite l’arrosto o provate a stupirlo con improbabili lasagne domenicali, azzardando il paragone con le collaudate ricette di mamma. Non fate un dramma per le molliche sul divano ne costringetelo ad indossare quelle orrende pattine. Fatevi trovare commosse davanti la solita soap opera colombiana anni 80, chiedete pure il risultato della partitella infrasettimanale e convincetelo che, all’interno della coppia, è lui a decidere. Tanto sappiamo che non è vero.



Biagio Finocchiaro

Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando e se vuole... Al massimo un pizzico di azzeccato sarcasmo, molto buon disordine, tanta ingenuità e qualche discreta invettiva. Nulla più di un cazzo confuso.