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“Orazio e Ale Liberi”, manifestazione per i catanesi arrestati al G20

Manifestazione del sindacato Usb, del centro sociale Liotru e della Comunità resistente Piazzetta, sotto la Prefettura per chiedere la liberazione dei due catanesi arrestati in seguito alle proteste del G20 ad Amburgo, Alessandro Rapisarda e Orazio Sciuto. I due, che fanno parte proprio del centro sociale Liotru, sono già in carcere da 10 giorni e ancora non si conosce l’accusa precisa se non quella di aver (forse) fatto parte dei disordini in città-

Ma la tensione è salita anche a Catania, nel momento in cui la richiesta da parte dei manifestati di incontrare il Prefetto è stata loro negata.

“Un presidio autorizzato – ha denunciato  la professoressa Claudia Urzì, del coordinamento nazionale USB Scuola, nel suo intervento al presidio – ma, nonostante ciò, la prefetta si rifiuta d’incontrare la delegazione di questo presidio. E’ un gesto gravissimo, che, come risultato immediato, alimenta tensione. Anche perchè non c’è alcuna spiegazione ufficiale, ma solo un “no” giunto attraverso la Digos. Siamo cittadini, e come tali, dobbiamo essere ascoltati. E’ gravissima questa decisione della prefetta! E, invece, d’incontrare la nostra delegazione, le istituzioni fanno arrivare anche i celerini. La risposta è sempre la stessa, e si chiama “polizia”. In queste ore, da Amburgo a Catania, chiari elementi polizieschi causano la sospensione dello stato di diritto e il divieto preventivo a manifestare, elementi che evidenziano la rappresentazione oligarchica di una Unione Europea separata dai cittadini e che tratta il dissenso schierando agenti, eserciti e mezzi corrazzati come in una guerra civile. La decisione della prefetta di Catania è sconcertante, ma non ci sorprende. Comunque, noi da qui non ci muoviamo. Non ci muoviamo, vogliamo salire in prefettura, vogliamo i nostri compagni liberi”.

“Noi abbiamo due amici in galera – spiegano sulla pagina Facebook Comunità resistente Piazzetta –  e chiedevamo, da cittadini che siamo, semplicemente di far rispettare un nostro diritto: discutere, chiedere, confrontarsi con le istituzioni, con chi le rappresenta. Niente da fare, noi non valiamo niente!”

“La fermezza delle compagne e dei compagni presenti al presidio, oltre le transenne – fa eco Orazio Vasta, giornalista e militante dell’USB Federazione di Catania- a cui si sono uniti anche dei cittadini passanti, tutti murati da un muro di celerini, agenti della Digos e carabinieri, un compagno avvocato è stato ricevuto in prefettura, consegnando un documento, realizzato dal presidio , dove si chiede l’intervento delle istituzioni italiane per tirare fuori i compagni italiani dalle galere tedesche”.

 



Redazione

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