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No profit all’aeroporto: il minimo donazioni va in beneficenza

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Dialogatori UNHCR allo stand dell’aeroporto di Catania

Catania – Sala imbarchi dell’aeroporto Fontanarossa, ci sono due corner gestiti da ragazzi in pettorina – con tanto di logo – che raccolgono fondi per Unicef e UNHCR. Tra i due enti no profit, in mezzo, c’è l’area gestita da American Express con i suoi venditori.

Le tre realtà operano esattamente nella stessa maniera, come del resto, i promoter dello stand della compagnia telefonica 3 posizionati nell’area partenze dello scalo.

Attenzione però, mentre i ragazzi che prestano servizio per gli enti no profit si definiscono “dialogatori”, quelli di 3 e American Express sono “venditori”. Si tratta di una differenza formale perché, in pratica, anche i dialogatori degli enti umanitari sono procacciatori di affari.

Un ex dialogatore che vuole rimanere anonimo spiega come funziona il mondo delle donazioni in aeroporto. Solo il 10% di ciò che viene versato andrebbe in beneficenza, tutto il resto servirebbe a finanziare una grande macchina che ogni mese genera un giro di affari enorme.

Entriamo nello specifico. La donazione serve a pagare:

  • lo spazio aeroportuale occupato dal corner;
  • La società di marketing che svolge la funzione intermediaria, reclutando i dialogatori e affittando gli spazi;
  • la provvigione spettante al dialogatore per ogni donazione sottoscritta;

A Catania la società marketing operante è la OM Group, una holding che controlla a sua volta 5 aziende e che negli ultimi 10 anni anni ha conosciuto uno sviluppo impressionate. La Om Group nel contesto del cosiddetto field marketing gestisce una delle più grandi reti di vendita presenti in Italia con 370 punti vendita in tutto il paese e oltre 900 tra venditori e promoter.

La holding, attiva oltre che all’aeroporto di Catania anche in quello di Roma, Napoli e Milano, muove i primi passi in Sicilia, a Caltanissetta dove conserva ancora una sede – la sede legale è fissata a Milano.

La dirigenza dell’aeroporto di Catania si è subito resa disponibile a chiarire il funzionamento dell’affitto di questi corner, fornendo così anche un modello valido per tutti gli altri aeroporti italiani dove le società di intermediazione esercitano per conto degli enti umanitari e per tutte le altre aziende commerciali.

La OM Group a Catania ha in gestione 3 spazi, definiti pubblicitari, destinati all’azienda telefonica 3, all’American Express e all’Unicef. Per lo stand Unicef la società paga euro 14.000 al mese.

È invece su ordine dell’Enac che viene ospitato l’UNHCR.

Verosimilmente anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati si appoggia ad una società intermediaria di marketing. Potrebbe essere la stessa Om Group, che però in questo caso paga l’Enac anzichè la Sac. Tant’è, nel profilo dell’azienda tra i clienti ritroviamo UNHCR.

I clienti dell'OM Group

I clienti dell’OM Group

In Italia il giro delle donazioni funziona e pure bene.

Nel Bel Paese l’attività di raccolta fondi, con riguardo ai dati resi noti da Unicef, ha generato complessivamente proventi per 51,3 milioni di euro nel 2015.

UNHCR dichiara per il 2015 donazioni per 20,5 milioni di euro provenienti dalla sola Italia, con il risultato che dopo gli Stati Uniti, questo è il quinto paese più generoso al mondo nei confronti dei rifugiati.

La beneficenza diventa un’affare con i donatori convinti di versare integralmente il loro obolo inconsapevoli di finanziare una rete enorme dove i dialogatori sono l’ultima ruota del carro.

Tra l’altro, queste organizzazioni che si occupano dei diritti dei più deboli paradossalmente ignorano i diritti di questa massa di giovani lavoratori che spesso risultano sotto pagati e sfruttati.

Il web è pieno di offerte di lavoro fotocopia alla ricerca di queste figure: giovani che dedicano all’attività di procacciamento delle donazioni in media tre mattinate o tre pomeriggi della settimana e ne ricavano, in cambio, un minimo di reddito.

Avviando una ricerca a caso su google, tra i primi risultati, ci sono le offerte di lavoro dell’OM Group con varie destinazioni: aeroporto di Roma, Catania, Napoli, Bergamo.

L'offerta di lavoro per un dialogatore Unicef presso l'aeroporto di Catania

L’offerta di lavoro per un dialogatore Unicef presso l’aeroporto di Catania

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I risultati della ricerca google per offerte di lavoro come dialogatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il metodo fundraising face to face cui ormai tutte le più grandi organizzazioni fanno ricorso, perché si tratta di una modalità che paga non si esercita solo negli aeroporti ma anche per le strade. Con la differenza che, conti alla mano, negli scali almeno il 70% serve a coprire le spese di questa fitta rete che muove il no profit, con la raccolta per le strade basta invece il 50%. Ma questo metodo, con la consapevolezza delle organizzazioni è quello che rende di più. Attraverso il contatto diretto si portano a casa quote consistenti di fondi, che sfiorano in alcuni casi anche l’80 per cento delle nuove donazioni annue.

Donate pure ma consci del profit del no profit.



Fabiola Foti

Mantide religiosa la sua presenza preannuncia la carestia… 14 anni di giornalismo, ma ci tiene a precisare che è molto giovane. Fuma come il comignolo di una ciminiera eppur si vanta di non puzzare ma di odorare di Arancio Amaro. Porta la mini (perché pensa di avere delle belle gambe) anche quando inforca il suo ipad ed insegue un intervistato. È l’incubo di almeno due presidenti della regione siciliana eppure i gossip le affibbiano una insana passione per uno di essi che lei non smentisce. Una penna sulla destra ed un biberon sulla sinistra; digita sulla tastiera e cerca di cambiar pannolini (l’impresa non sempre le riesce bene). Ama la satira, monta video da gran maestro e a furia di schezarci sopra si è beccata almeno 10 querele e 3 rinvii a giudizio. Ai suoi lettori chiede, qualora finisse in carcere, di portarle sigarette, sushi e sangele. Laureata in scienze giuridiche ha presentato una tesi in diritto ecclesiastico sui pax ed il suo relatore per protesta ha preferito non presentarsi alla discussione.