L'inchiesta

Giuseppe Sciacca: la scalata al potere di un vescovo catanese tra luci ed ombre

Come ogni uomo di potere anche per un vescovo del Vaticano quale è Giuseppe Sciacca ci sono luci e ombre che ne caratterizzano il cammino.

Dal 1999, ovvero da quando questo monsignore lascia la Sicilia alla volta di Roma, assistiamo ad un suo progressivo acquisto di cariche in seno allo Stato di San Pietro.

A dirla tutta qualcuno parla di un “elegante parcheggio” quando nel 2013 Papa Francesco lo nomina segretario aggiunto della Segnatura Apostolica. Ma giacchè le vie del Signore sono infinite e come tali misteriore, cercare di dare interpretazioni alle dinamiche vaticane è cosa assai ardua.

Sta di fatto che dopo questo “elegante parcheggio” Sciacca dal primo settembre 2016 sarà lui segretario del supremo tribunale della Santa Sede.

Fine studioso, teologo e giurista è un personaggio conosciutissimo nel territorio delle Aci. Nato ad Aci Catena è stato presbitero della chiesa madre di Aci Catena e decano del capitolo collegiale della Basilica di San Sebastiano. Ad Acireale ha anche insegnato a tantissimi studenti.

Con la sua terra natia mantiene tantissimi legami, amicizie strette con i parroci ed i vescovi locali. Torna spesso non solo per incontrare i chierici sui amici con la quale non distegna cene ma, anche in veste ufficiale, quale ospite d’onore durante le feste patronali. D’altro canto, curare un rapporto di amicizia con lui per i nunzi apostolici catanesi significa assicurarsi un posto in paradiso.

L’uomo di Tarcisio Bertone

Sciacca è stato un uomo dell’ex segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone.

Il numero due al tempo di Benedetto XVI passa alla storia per la sua gestione delle finanze. Bertone, creando una fitta rete, riuscì a collocare nei posti strategici del Vaticano uomini che lo rappresentavano. Poi arriva Papa Francesco che attraverso una task force apposita decide di smantellare la struttura messa in piedi dall’ex segretario di Stato e che permette a questi anche di usare i soldi del famoso obolo di San Pietro (destinato alla beneficenza) per sostentare i fasti cui Bertone e gli altri uomini di potere della chiesa sono abituati.

L’emblema della richezza e del lusso è il super attico di 600 metri quadri a Palazzo San Carlo in Vaticano in cui ha abitato Bertone insieme alle tre suore che lo hanno servito da quando è diventato segretario di Stato ed anche successivamente, quando, sotto Papa Francesco, gli è stato ordinato di lasciare l’abitazione.

Il siciliano Sciacca nel 2011 è consacrato vescovo da Tarcisio Bertone. Nello stesso anno viene nominato segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano.
Ratzinger
lo sceglie come successore del segretario uscente, Monsignor Carlo Viganò, che aveva provato a denunciare le tante situazioni di corruzione da tempo radicate nella gestione delle diverse direzioni del Vaticano. Viganò cercherà di  rimettere a posto i conti della struttura denunciando il costo doppio degli appalti, l’eccesso di spese e alcuni episodi di ruberie. Per questo, dopo un vigoroso braccio di ferro con Bertone, Viganò verrà stato spedito a Washington a recitare messa.

“La Banda Del Buco” Sciacca allarga la sua casa romana?

È di questo periodo l’episodio che riguarda Sciacca raccontato da Gianluigi Nuzzi nel libro Via Crucis, una clamorosa inchiesta che parla della lotta avviata da Papa Francesco per riformare la chiesa a partire da registrazioni e documenti inediti.

Buona parte del capitolo intitolato L’immenso patrimonio immobiliare del Vaticano è dedicata al monsignore siciliano con un paragrafo intitolato La Banda del Buco. Nuzzi scrive “Sua Eminenza ama organizzare cocktail e cene con amici ma a quanto pare considerava inadeguato il bell’appartamento che occupava nella Città del Vaticano.”

Sciacca abita anche lui a Palazzo San Carlo, lo stesso del super attico di Bertone, in un appartamento a canone zero (paga solo le spese sui consumi), dove un tempo abitava un cardinale polacco amico di Papa Wojtyla, morto nel 2011.

In Via Crucis si legge

Sciacca dunque patisce per quella casa ritenuta troppo modesta. […] vorrebbe un altro appartamento, più accogliente e spazioso […] Il monsignore sa come muoversi e con la velocità di un predatore architetta […] L’obiettivo di Sciacca è un suo vicino di casa.  […] Proprio in quel momento il prelato è ricoverato in ospedale […]  molti lo danno ormai moribondo […] E Sciacca cosa fa? Una mossa sorprendente. Chiama l’impresa edile di fiducia, indica il muro divisorio tra i due appartamenti e chiede che sia parzialmente abbattuto per creare un passaggio […] Con sorpresa i muratori eseguono il lavoro assegnato […] l’abitazione del segretario del Governatorato guadagna un vano, da adibire a salotto. […] Oltre al locale Sciacca «ingloba» anche i mobili che arredano la stanza. […] Gli oggetti personali del sacerdote, invece, vengono riposti in alcuni cartoni e lasciati nel corridoio della casa, come fossero pronti per un trasloco. Infine viene murata la porta che dal locale «conquistato» permette di inoltrarsi nella casa del vicino.

Da quanto riportato da Nuzzi il prelato che perde il vano di casa miracolosamente fa ritorno a casa ma, essendo troppo anziano e malato, sarà la suora che vive con lui a denunciare il fatto con una lettera indirizzata a Benedetto XVI, Nuzzi sostiene che la lettera verrà ignorata dal Santo Padre mentre sarà scoperta, qualche mese dopo, da Francesco che non avrebbe preso bene il fatto, tanto da rimuovere (anche per questo) Sciacca dal Governariato.

Ad un mese circa dall’uscita shock del libro sarà un nipote del prelato privato del vano a smentire Nuzzi. Sulla Stampa si legge

È del tutto «falsa» la presunta appropriazione di una stanza e del mobilio dell’appartamento del cardinale Fortunato Baldelli nel Palazzo San Carlo in Vaticano da parte di mons. Giuseppe Sciacca. È quanto ha voluto precisare il nipote del card. Baldelli.

«Non ho mai preso mobili di altri – dirà da parte sua monsignor Sciacca – i mobili erano i miei e l’unica modifica che fu fatta all’appartamento era relativa all’aggiunta di una piccola cucina, poiché l’appartamento ne era sprovvisto ma figuriamoci se ho murato accessi».

Seppure riesca difficile pensare che un appartamento precedentemente abitato sia privo di cucina, chiaramente ci rimettiamo alle dichiarazioni di Sciacca.

Città del Vaticano. Evidenziato in magenta palazzo San Carlo residenza di Monsignor Sciacca

Città del Vaticano. Evidenziato in magenta palazzo San Carlo residenza di Monsignor Sciacca

Il ritratto del Washington Post

Sarà comunque il Washington Post a tracciare un quadro della vita quotidiana di Giuseppe Sciacca. Il giornale statunitense nel merito di una grossa inchiesta su Vatileaks ed il funzionamento interno della Santa Sede lo descrive in un giorno di dicembre, mentre fervono festeggiamenti a Piazza San Pietro, prima sul sedile passeggero di una Volkswagen blu e dopo nei locali dell’appartamento di Palazzo San Carlo, nello stesso articolo il Washington Post fa menzione delle inchieste di Nuzzi.  Sciacca –  si legge nell’inchiesta (qui articolo integrale) –  che giocherà un ruolo principale nell’organizzazione del passaggio del Papa, ha una reputazione per l’intelligenza e l’onestà, ma a differenza del suo predecessore riformista, è considerato fedele a Tarcisio Bertone” tanto da dovere chiedere prima le domande al giornalista del Washington Post che vuole intervistare in modo da farle vedere a Bertone.

Mafia, soldi e discariche: l’arresto che imbarazza il Vaticano

Sempre alla fine del 2015 monsignor Sciacca finisce agli onori della cronaca giudiziaria, questa volta è linkiesta, giornale digitale di approfondimento, a parlare di lui in un articolo dal titolo Mafia, Soldi e discariche: l’arresto in Sicilia che imbarazza il Vaticano a firma di Alessandro Da Rold. Nell’articolo si fa menzione del rapporto di amicizia tra il prelato ed il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea Salvatore Bucolo.

Tutto ruota intorno alle amicizie di Bucolo, ex seminarista e iscritto per anni all’Università Pontificia, che vanta tra le sue frequentazioni quella del vescovo Giuseppe Sciacca. Il fatto imbarazzante che salta agli onori della cronaca è che il 10 gennaio del 2013 furono portati nei Giardini Vaticani dodici alberi di Mazzarà al costo di 12mila euro. L’operazione verrà sponsorizzata da Tirrenoambiente che il sindaco usa per sponsorizzare iniziative.

Tirrenoambiente si legge nelle carte degli inquirenti  “ha erogato in favore di svariate associazioni sportive e/o culturali importanti somme di denaro a titolo (formalmente) di sponsorizzazioni” la società che gestiva una discarica, poi rivelatasi illegale, veniva usata secondo gli inquirenti come un bancomat. Soldi “illeciti”, perché, tramite il mancato versamento della tassa di mitigazione ambientale, oltre a essere stati sottratti al Comune di Mazzarrà – dove si calcola un danno erariale di 12 milioni di euro – le dazioni in denaro non avrebbero avuto alcun tipo di documentazione ufficiale. Nel mezzo anche gli alberi dei Giardini Vaticani.

 

 

 

 

 



Fabiola Foti

Mantide religiosa la sua presenza preannuncia la carestia… 14 anni di giornalismo, ma ci tiene a precisare che è molto giovane. Fuma come il comignolo di una ciminiera eppur si vanta di non puzzare ma di odorare di Arancio Amaro. Porta la mini (perché pensa di avere delle belle gambe) anche quando inforca il suo ipad ed insegue un intervistato. È l’incubo di almeno due presidenti della regione siciliana eppure i gossip le affibbiano una insana passione per uno di essi che lei non smentisce. Una penna sulla destra ed un biberon sulla sinistra; digita sulla tastiera e cerca di cambiar pannolini (l’impresa non sempre le riesce bene). Ama la satira, monta video da gran maestro e a furia di schezarci sopra si è beccata almeno 10 querele e 3 rinvii a giudizio. Ai suoi lettori chiede, qualora finisse in carcere, di portarle sigarette, sushi e sangele. Laureata in scienze giuridiche ha presentato una tesi in diritto ecclesiastico sui pax ed il suo relatore per protesta ha preferito non presentarsi alla discussione.