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21 KILI. Un lungo sentiero tra l’Africa, Cuba ed Afghanistan

Un’emozionante viaggio intorno al mondo. Quel mondo dai più ignorato, dimenticato, strumentalizzato, stuprato e più volte ingannato. Ed allora cosa riporre nello zaino dell’operatore umanitario Giorgio?
21 KILI non è solo la storia di un uomo che racconta se stesso e le terre cha ha vissuto, difeso, lasciato e poi ritrovato. 21 KILI è il racconto di un percorso spirituale, di un uomo nudo davanti alla miseria più profonda, di un’umanità talvolta presa per mano sull’orlo del baratro e talvolta vista soffrire e morire senza poter far nulla. 21 KILI è un libro che va letto in un unico sorso, un solo tuffo ed una lunga apnea.
Ho chiesto all’autore, il catanese Giorgio Trombatore, di parlarci un po del libro. Con Giorgio si finisce sempre per divagare, evadere, approdare in tanti altri meravigliosi argomenti.

Giorgio come mai hai deciso di portare su carta questa tua grande e profonda esperienza di vita?

Bella domanda. In realtà la scrittura mi ha sempre fatto compagnia. All’indomani di una esperienza impagabile in Mozambico dal 1992 al 1995 scrissi “Former Guerrillas”, un libro sul movimento guerrigliero della Renamo Mozambicana (Resistencia Nacional Mozambicana). Avevo vissuto talmente tante altre cose che avevo bisogno di mettere ordine. In seguito, dopo tanti anni pubblicai Coy Ecce Homo (rimane uno dei miei preferiti), più in la Morsi D’Africa ed adesso 21 KILI. La scrittura è sempre un viaggio catartico. In Afghanistan, recluso nel mio edificio, la scrittura era anche una sorta di disciplina per cercare di dare un progetto alle mie giornate scandite da lavoro, lettura e sport. Sono fermamente convinto che la disciplina è la chiave della libertà e la scrittura è un passo in quella direzione.

Chi lascia tutto per aiutare il prossimo, lo fa anche per aiutare un po se stesso?

E’ chiaro che il mio è un lavoro. Sono pagato e devo portare risultati. Ma questa professione ha  anche una componente unica nel suo genere, specialmente se lavori nelle emergenze. Farlo solo per lavorare credo che alla fine ti inaridisca. Ci si rifugia nell’alcool, si raggiunge un tale cinismo da diventare veri e propri pezzi di merda. Per me questo lavoro è stato e sarà una finestra sul mondo. Sicuramente mi ha aiutato a scoprire l’Uomo che c’e’ dentro di Me, un Uomo assetato di Lealtà, Onore e Giustizia.

Raccontaci qualche momento. Il momento di maggiore esaltazione?

Se la domanda è riferita al libro, beh, forse quando un giorno, rientrando nel mio ufficio in Afghanistan, avevano appena completato un affresco nel primo piano. Feci radunare tutto il mio personale, circa un centinaio di persone. Tutti ad ammirare opere concepite da me utilizzando un artista locale. Provai una sensazione di sereno compiacimento, sentivo di avere seguito la mia aspirazione, la mia visione di lavoro. Ma forse anche quando con il mio gruppo mi recai nella Provincia orientale del Kunar infestata dai Talebani. Ero motivato al 100% e non mi avrebbe fermato nessuno!

Quello di maggior paura?

Sebbene in passato ho sofferto di attacchi di panico, oggi sono un Uomo con cicatrici e mi sento solido. Non provo più paura e certamente non lo dico per fare il figo. Proprio il fatto di non preoccuparmi più di essere capito o ammirato, mi ha reso libero. Mi preoccupo solo di rispondere alla mia coscienza e se proprio devo individuare una paura, forse è quella di non vivere degnamente. Non mi preoccupavo degli attacchi dei kamikaze a Kabul, ma volevo solo essere certo di vivere il resto dei miei giorni da uomo implacabile e fiero, di vivere con onore, rispettando i deboli ed osteggiando più possibile i bastardi approfittatori di turno.

Quello di maggior frustrazione?

Ho imparato a gestire la frustrazione. Io lavoro e tiro avanti e non mi aspetto nulla più da nessuno. Quando sono realmente determinato, mi sento una forza della natura. Le difficoltà? Mi rendono ancor più forte. Sono una motivazione formidabile.

Tornare a casa per tua figlia o c’è altro?

C’e’ mia figlia – io la chiamo Little Mouse – che riempie tutto. Lei basta e avanza. Ma ci sarà  anche un terreno, degli alberi, un luogo dove riposarmi, leggere e vivere tranquillo nella mia terra il resto della mia vita. Ho progettato anche questo. Spero di realizzare tutto.

Tornare a casa per ritrovare la voglia per partire?

La voglia di ripartire c’è sempre ma tornare a casa fa bene a prescindere. Ci si deve necessariamente ricaricere perchè il prezzo che si paga in certe missioni è troppo alto. Si lavora tanto senza orari, tanta solitudine e tanti pericoli. Usi e costumi diversi da quelli che sento miei ed adattarsi non è sempre facile, ugualmente non è facile convivere per mesi con certi usi. Tutto ciò è stimolante ma talvolta non sempre. Si deve quindi tornare. A prescindere.

Patria, terra, nazione, identità. Che significato dai a queste parole?

Il momento più bello di questi “viaggi” è quando raggiungi luoghi dove il diverso è qualcosa da scoprire, dove l’omologazione cieca e becera non è ancora arrivata. Oggi purtroppo se un africano porta con se in Italia modi ed usanze della propria terra, viene visto come esotico, stravagante, da proteggere e quasi da imitare. Nel momento in cui un italiano, invece, mostra le proprie usanze e l’amore per la propria terra, viene additato come conservatore, fascista o razzista. Assurdo! Per me l’Italia è la terra dove sono nato, la lingua che accomuna il sottoscritto a chi leggerà questa intervista, il mio sangue, i miei avi e la mia cultura. I colori, le tradizioni non sono una catena come alcuni vogliono presentarci ma una ricchezza. Mi girano i coglioni quando sento gli italiani che denigrano in continuazione il nostro paese, che non fanno mai squadra. Altrove un atteggiamento del genere è inconcepibile. Altrove tutto ciò è considerato ridicolo, dannoso, illogico.

C’è un denominatore comune in tutte le terre che hai assaporato e difeso? Cosa c’è di speciale in queste terre che ci hai raccontato nel tuo libro?

In questo libro parlo di Afghanistan, Mozambico, Cuba , Sud Sudan ma anche di Sicilia e Lombardia. Il denominatore comune è l’idiozia della crudeltà e della superficialità umana. C’è un denominatore comune anche tra molti grandi uomini che sono stati per me dei modelli di ispirazione. Personaggi tra loro lontani mille miglia come Caravaggio o Fidel Castro, come gli uffiiciali delle SS o Annibale Barca. La cosa più bella che mi fa sempre sognare e sperare e che in questo mondo di merda – fatto di dittatori con capitali nascosti in Svizzera e codardi fanatici islamisti – è quando trovi Uomini che vivono un’altra dimensione. Lontani dal materiale e dalle bassezze tipiche dell’omuncolo medio. Il loro valore, la loro opera è talmente grande che le nostre piccole fatiche e lamentele, fanno solo ridere. In questo mondo, ogni tanto ci si imbatte in intrepidi personaggi che senza il minimo calcolo, fanno della loro vita un’opera d’arte. In ogni terra ho trovato un eroe di questi. Ciò mi bastava per andare avanti.



Biagio Finocchiaro

Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando e se vuole... Al massimo un pizzico di azzeccato sarcasmo, molto buon disordine, tanta ingenuità e qualche discreta invettiva. Nulla più di un cazzo confuso.