pitagora

Venerdì 17 solo per i matematici

Passeggiando per strada da questa mattina sarà certamente capitato a molti di vedere qualcuno, distrattamente, fare scongiuri o accennare al fatto che oggi è venerdì 17, giorno che tradizionalmente porta sfortuna. Ma perché?

Tutto nasce da un misto di credenze popolari di origini antichissime dal sapore religioso. Il 17 di per se per molte culture di area mediterranea è considerato un numero sfortunato o addirittura nefasto. Per i presocratici per esempio il 17 era un numero imperfetto perché tra il 16 e 18 che invece erano il risultato di due quadrilateri perfetti.diluvio universale

Di tradizione semitica invece la credenza che il diluvio universale secondo il Pentateuco ebraico sia cominciato il diciassettesimo giorno, così come negli antichi codici mesopotamici, quindi il 17 si associa ad un avvenimento apocalittico più che semplicemente disastroso.

C’è una tradizione invece che forse è la più attendibile se non altro perché la più vicina alla nostra cultura, anche perché non bisogna dimenticare che il venerdì 17 è considerato giorno sfortunato in Italia e in pochi altri Paesi del mondo, in cui i giorni o numero sfortunati sono altro.

Sia il numero 17 che il sesto  giorno della settimana sono considerati indissolubilmente legati alla Morte. Ciò si deve al fatto che Venerdì è il giorno della Morte di Gesù, quindi giorno di lutto per eccellenza, mentre era uso per i romani scrivere nelle tombe  l’epigrafe VIXI (ho vissuto) che secondo la numerazione latina può diventare 6+11, quindi 17.

Nulla di trascendentale quindi è legato a questo giorno a differenza di ciò che accade per Mercoledì 13, altro giorno considerato sfortunato per culture più nordiche, ma semplicemente il frutto di ragionamenti logici tipici del sofismo greco o medievale. Certo, chi segue il Pitagorismo, filosofia secondo cui tutto l’universo è governato dalla matematica, preferirà rimanere chiuso in casa aspettando che il sole tramonti ma chi considera il calendario solo una convenzione può stare tranquillo.



Alfredo Polizzano

Nato nel 1983, si trasferisce molto presto a Catania, città che ama da sempre. Di formazione scientifica, ha frequentato la facoltà di Lettere moderne del capoluogo etneo. Drammaturgo e scrittore si occupa di prosa e di critica teatrale. Contemporaneamente alla pubblicazione, per Edizioni Croce, della silloge poetica Lettere da Atlantide, ha tradotto dal napoletano "Ferdinando" di Annibale Ruccello, per la cui messa in scena, per la prima volta a Catania, fa da assistente alla regia al regista salernitano Giancarlo Guercio. Le sue commedie e racconti ricevono molti riconoscimenti in tutta Italia e vengono rappresentati con ottima risposta di pubblico e pubblicati da vari editori. Dal 2015 ha deciso sfruttare la sua passione per la letteratura e la formazione da libraio antiquario diventando il proprietario della libreria antiquaria Fenice che si propone e come luogo di incontro e animazione culturale e sociale della città, vocazione che affronta con determinazione, passione e successo. Nominato nel 2016 Responsabile Cultura del comitato Catanese continua il suo impegno civile, sociale e culturale in Arcigay. Dal 2010 scrive della vita culturale Catanese attraverso il suo blog Il Covo della Fenice, nel quale si occupa di recensire e consigliare teatro, mostre, musica, incontri, e attività a sfondo culturale della città.